Nel 2025 il mercato italiano ha scambiato 22 miliardi di crediti deteriorati, ma la forma delle operazioni è cambiata: il portafoglio medio è sceso da un miliardo a 190 milioni, Banca Ifis esce dal business e crescono le cessioni single name. Che cosa significa per il credito garantito da immobili.
Nel 2025 il mercato italiano dei crediti deteriorati ha scambiato 22 miliardi di euro di valore lordo, in linea con le attese. Preso da solo, il numero dice poco. È cambiata la forma delle operazioni, e il Market Watch Npl di Banca Ifis pubblicato a maggio la documenta con precisione.
Dai jumbo deal ai portafogli granulari
Il valore lordo medio dei portafogli ceduti è sceso da circa un miliardo nel 2017 a circa 190 milioni nel 2025, e il ticket medio si è compresso di conseguenza. Le prime tre banche venditrici pesavano sul transato il 68% nel 2017; nel 2025 circa il 5%. Il mercato secondario, cioè la rivendita di portafogli già acquistati da investitori o servicer, resta rilevante ma è sceso al 47% del totale dal 57% dell'anno precedente.
Dietro questi numeri c'è la chiusura di una fase. Lo stock di crediti deteriorati nei bilanci bancari italiani è sceso a 49 miliardi a fine 2025, con un Npe ratio del 2,6%, più di cinque volte inferiore a quello del 2017. Le Gacs non ci sono più. Le banche cedono meno, cedono prima, cedono posizioni di qualità migliore.
Il rapporto segnala anche un aumento delle operazioni single name.
Per il real estate è il dettaglio più rilevante. Una posizione singola garantita da un immobile non si prezza con un modello statistico di recupero applicato a migliaia di crediti, ma con una due diligence sull'asset, sullo stato della procedura e sul debitore: un lavoro che richiede competenze immobiliari prima ancora che finanziarie.
Chi esce e chi entra
Il caso Banca Ifis racconta la stessa trasformazione dal lato del capitale. A fine giugno la banca ha avviato un processo competitivo per cedere e deconsolidare il business Npl, per anni uno dei pilastri del gruppo; l'amministratore delegato Frederik Geertman ha indicato la firma entro fine anno e il perfezionamento a inizio 2027. Quel giorno il titolo ha perso fino al 33%, anche per un profit warning. La motivazione dichiarata è regolamentare: il calendar provisioning rende costoso tenere in bilancio crediti deteriorati acquistati, e la banca intende sostituire l'impegno di capitale con un modello basato su partnership. Già nel primo trimestre i ricavi del comparto si erano fermati a 47,2 milioni, con margini compressi da prezzi d'acquisto più alti.
Secondo Milano Finanza sul dossier si sono mossi grandi fondi statunitensi del distressed credit, tra cui Apollo, Fortress e Cerberus. Il credito deteriorato migra così da banche regolamentate a capitale non bancario, più paziente sul piano patrimoniale e più esigente sui rendimenti.
Prezzi in salita, recuperi meno giudiziari
I prezzi dei portafogli Npl sono in generale aumento, sostenuti dalla competizione su volumi ridotti e da crediti più freschi. Sugli Utp la dinamica è molto eterogenea e riflette le caratteristiche dei singoli portafogli. Sul fronte dei recuperi, per le 44 cartolarizzazioni monitorate da Scope gli incassi 2025 sono risultati più alti delle stime precedenti, 3,8% del valore lordo residuo contro il 3,1% atteso, e il peso delle azioni giudiziarie più basso, 71% contro 74%.
Il tribunale resta la strada principale. Ma lo spazio per soluzioni negoziate si allarga.
Il punto cieco delle previsioni
Per il biennio 2026-2027 il Market Watch prevede un moderato aumento del tasso di deterioramento, dall'1,04% di fine 2025 a circa l'1,1-1,2%; per le imprese da 1,82% a poco più dell'1,9%. Queste stime si appoggiano però sulle proiezioni della Banca d'Italia del 3 aprile, precedenti ai rialzi Bce di giugno e settembre. E lo stesso rapporto attribuisce il netto calo del deterioramento nell'edilizia agli investimenti del Pnrr, 37,4 miliardi nel 2025, una spinta destinata ad attenuarsi con la chiusura del piano.
Due variabili che lavorano nella stessa direzione e che le previsioni di primavera non potevano incorporare del tutto. Non annunciano un'ondata di nuovi deteriorati, perché il sistema bancario italiano parte da livelli storicamente bassi e ha già ceduto le posizioni peggiori. Suggeriscono piuttosto che il flusso di Utp legato a costruttori e sviluppatori finanziati a tasso variabile potrebbe rivelarsi più consistente di quanto indichino oggi i modelli.
Il confronto con la Germania
Nelle banche significative tedesche l'incidenza dei crediti deteriorati sull'immobiliare commerciale è passata dal 2,2% di inizio 2023 al 6,9% di fine 2025, e il real estate pesa ormai per metà del deteriorato corporate del Paese. In Italia lo stesso indicatore è sceso dal 7,7% al 4,3% nello stesso periodo. La differenza riflette in larga parte il de-risking anticipato del sistema italiano, fatto quando altrove non sembrava necessario.
Sintesi
Il mercato italiano dei deteriorati sta passando dalla gestione di stock ereditati alla gestione di flussi. Le operazioni saranno più piccole, più frequenti e più legate al singolo asset. Nel segmento garantito da immobili il valore si sposta dalla capacità di comprare grandi portafogli a sconto alla capacità di leggere la singola garanzia, i tempi della procedura e le possibilità di riposizionamento dell'immobile. Con il costo del denaro di nuovo in salita, sarà quella lettura a fare il prezzo.