Dal 28 agosto le istanze per i centri dati sopra soglia AIA passano allo sportello regionale lombardo. Il procedimento unico accorcia la parte ambientale, ma lascia intatto il presupposto della conformità urbanistica, e il bene scarso resta quello.

Con la deliberazione XII/6646 del 3 agosto 2026 la Giunta di Regione Lombardia ha approvato le linee di indirizzo tecnico-amministrativo per la gestione dei procedimenti unici volti al rilascio delle autorizzazioni ai centri dati. Le nuove regole si applicano alle istanze presentate a partire dal 28 agosto, data di pubblicazione sul bollettino ufficiale regionale. Attuano l'articolo 4, comma 8, della legge regionale 11 del 3 giugno 2026, la prima disciplina organica italiana sull'insediamento dei data center.

Come si è formata la cornice
Il procedimento unico nasce a livello statale con l'articolo 8 del decreto legge 21 del febbraio 2026, il cosiddetto decreto bollette, convertito con modificazioni dalla legge 49 di aprile. La gestione spetta all'autorità competente al rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, che viene assorbita dentro il procedimento stesso.

La Lombardia ha riordinato le competenze su quella base. Dove l'insediamento richiede l'AIA ai sensi dell'articolo 7, comma 4-ter, del Testo unico ambientale, l'autorizzazione unica è di competenza regionale ed è gestita attraverso lo Sportello regionale per i centri dati. Sotto la soglia AIA restano i procedimenti ordinari comunali e provinciali, autorizzazione unica ambientale compresa, uniformati da linee di indirizzo elaborate da una task force che riunisce Regione, ARPA, ATS, ERSAF, Province, Città metropolitana e ANCI Lombardia. La Regione interviene direttamente per gli interventi sopra i 50 megawatt e per quelli a cavallo di più province.

Le istanze AIA già pendenti al 28 agosto restano in capo alla Città metropolitana o alla provincia territorialmente competente.

Il vincolo che il procedimento unico non tocca
Qui sta il punto che interessa chi valuta un'area. La delibera conferma quanto già chiarito in sede ministeriale: la conformità urbanistica è presupposto necessario e preliminare all'avvio del procedimento unico, e l'autorizzazione unica non costituisce di per sé variante agli strumenti urbanistici vigenti.

L'accelerazione riguarda quindi il versante ambientale e autorizzativo, non quello pianificatorio. Un'area che non ha già una destinazione compatibile continua a dover passare da una variante, con i tempi e l'incertezza politica che questo comporta. Chi sperava che il procedimento unico funzionasse come le procedure sostitutive previste per le rinnovabili trova qui il limite.

Ne discende una conseguenza estimativa netta. Il bene scarso non è il terreno vicino alla fibra e alla cabina primaria. È il terreno che ha già una destinazione compatibile, una connessione disponibile in rete e una capacità di prelievo confermata dal gestore. Due vincoli, e il nuovo procedimento ne allenta soltanto uno.

Cosa la Regione chiede in più
Le istanze devono essere accompagnate da una relazione energetica che illustri le soluzioni adottate per massimizzare la produzione rinnovabile in loco. La legge regionale prevede inoltre criteri energetico-ambientali, misure premiali e accordi territoriali sovracomunali, oltre a una cabina di regia permanente con funzioni di monitoraggio.

L'accordo territoriale sovracomunale è la novità di sistema. Riconosce, sul piano istituzionale, che l'impatto di un data center si distribuisce su un territorio più ampio del comune ospitante, fra consumo di suolo, prelievi idrici e carico sulla rete elettrica, mentre il beneficio fiscale si è storicamente fermato al confine comunale. Spostare la negoziazione su scala sovracomunale allinea meglio costi e ricavi, e allunga la fase di trattativa.

Come si riscrive il conto
Per un'area valutata come sito per data center il residuo fondiario deve ora internalizzare due voci che prima stavano ai margini del calcolo: il costo delle compensazioni definite in sede di accordo territoriale e il tempo necessario a chiuderlo.

In cambio si riduce una categoria di rischio che pesava parecchio. Fino a giugno la stessa iniziativa poteva ricevere trattamenti istruttori diversi passando da una provincia all'altra, con effetti sui tempi difficili da prevedere in fase di offerta sul terreno. Lo sportello unico regionale sopra soglia AIA chiude quello spazio.

La Lombardia concentra la quota più ampia della pipeline italiana dei centri dati, e per la prima volta ne governa l'insediamento con uno strumento dedicato invece che per analogia con l'industria. Il costo di conformarsi sale, la varianza sui tempi scende. Per un investitore che ragiona su un orizzonte di sette o dieci anni la seconda grandezza pesa più della prima, purché la conformità urbanistica sia già risolta a monte.